Colosso di Rodi, Rodi

Il Colosso di Rodi era un’enorme statua bronzea risalente al III° secolo, situata a Rodi. Il Colosso di Rodi è stato definito una delle sette meraviglie del mondo antico, insieme alla greca Statua di Zeus a Olimpia, la Piramide di Cheope, i Giardini pensili di Babilonia, il Tempio di Artemide a Efeso, il Mausoleo di Alicarnasso e il Faro di Alessandria. La storia del Colosso è affascinante e strettamente legata alla storia della città di Rodi.
La statua, alta 32 metri, rappresentava il Dio Helios, protettore dei rodiesi, e fu costruita per celebrare la vittoria di Rodi contro l’assedio di Demetrio, figlio di un successore di Alessandro Magno, avvenuto nel 305 a.C. La costruzione fu affidata allo scultore Carete di Lindo, allievo del maestro Lisippo. Lisippo era uno dei maggiori scultori dell’antica Grecia, autore di opere come la statua di Zeus nella città di Taranto, che si ritiene essere stata più di 18 metri. La magnificenza della statua è stata descritta nelle parole del Naturali Historia di Plinio il Vecchio, ma è entrata anche nell’immaginario collettivo moderno grazie ad alcune opere contemporanee, come il film italiano “Il Colosso di Rodi” (primo film di Sergio Leone), o alla serie fantasy “Cronache del ghiaccio e del fuoco” di George R. R. Martin.

Nel 305 a.C. Demetrio attaccò Rodi con una flotta ed un’armata di 40000 uomini. Dopo vari tentativi di respingere l’assedio, intervenne il generale Politemo in difesa della città, e riuscì a respingere l’assedio di Demetrio e dei suoi uomini. Secondo alcuni storici, per costruirla sarebbe stata usata come impalcatura la torre d’assedio utilizzata da Demetrio nel tentativo fallito di invadere la città. La costruzione della statua, rivestita in piastre di bronzo, fu terminata nel 293 a.C. Secondo molti la statua all’ingresso del porto rappresentava il Dio Helios a gambe divaricate tanto da permettere il passaggio delle navi attraverso: oggi sappiamo che non è così, e che probabilmente la statua era ubicata non all’ingresso del porto, ma sulla collina della città vecchia di Rodi.
Purtroppo l’opera non ebbe vita semplice: nel 226 a.C. Rodi fu colpita da un terribile terremoto. La statua crollò nel mare, e lì rimase, distesa sul fondale, per oltre 800 anni. Plinio il Vecchio, nelle sue Naturalis Historia, ci racconta che in molti vengono comunque a vederla, dicendo che “…le dita sono più grandi che molte altre statue tutte intere…”.
Ma nel 653 a Rodi arrivano gli Arabi: la statua finisce divisa in pezzi e venduta ad un ebreo. Le leggende dicono che l’ebreo deve impiegare 980 cammelli per portarsi via tutti questi pezzi!
Molte volte sono stati pensati progetti di ricostruzione della statua, progetti mai andati in porto!