Corfu
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Corfu, l'isola verde, con alcune delle spiagge più belle del Mediterraneo e siti Unesco
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L’isola di Corfù, situata all’estremo nord-ovest della Grecia, è tra le isole più verdi della Grecia e, agli occhi di molti, l’isola più bella del paese. Corfu, in greco Kérkyra, è un’isola con una natura rigogliosa e con una grande varietà di flora e fauna, grazie alle precipitazioni, che sono maggiori che in qualsiasi altra isola greca. L’isola di Corfu vanta alcune delle spiagge più belle del Mediterraneo. La maggior parte delle aree costiere dell’isola hanno conosciuto un discreto sviluppo turistico, mentre molti villaggi dell’entroterra sono rimasti sorprendentemente incontaminati. Ma Corfu è anche ricca di storia e cultura: il Campiello, quartiere antico e cuore di Kérkyra, capitale di Corfù, è stato dichiarato Patrimonio Unesco dell’Umanità

Maggiori informazioni su Corfu

La parte settentrionale dell’isola è collinare, con una vetta sul Monte Pandokrator di 914 metri, mentre a sud del Monte Ágii Dékka il paesaggio si fa più pianeggiante, con pianori che scendono verso il mare. Il clima di Corfu è molto meno torrido rispetto alle altre isole greche: più fresca in estate, anche se spesso umida, Corfù è una buona scelta per le persone che temono di non essere in grado di sopportare il caldo del sud della Grecia. Da metà giugno a inizio settembre, Corfu è una delle isole più frequentate della Grecia in alta stagione. L’isola è ricoperta di rigogliosi oliveti e vigneti, il terreno è molto fertile e regala meravigliosa frutta e verdura. La maggior parte delle insenature e delle spiagge del lato orientale dell’isola, di fronte all’Albania e all’Epiros greco, sono piccole e a ciottoli, e la costa degrada dolcemente verso il mare. Il lato occidentale ha un paesaggio più scosceso e quasi drammatico, con falesie costiere che terminano in baie nascoste o distese sabbiose, lambite (o mi sento di dire, frustate) dal Mar Ionio. A nord-ovest ci sono tre isole satellite abitate, con eccellenti spiagge sabbiose.

Corfu da non perdere

• Il Campiello, sito Unesco
• l’antica Paleópolis
Palazzo Achilleion

il Museo di Arte Asiatica
il Museo dei Serbi a Corfu
le spiagge di Paleokastritsa

Cosa vedere a Corfu

Corfù è un’isola a tutto tondo: dalle coste sabbiose a quelle rocciose e frastagkliate, all’entroterra rigoglioso e selvaggio, l’isola è una continua sorpresa. Concedetvi qualche giorno per scoprirla, e dopo aver fatto tappa nei luoghi più conosciuti, come Corfù Town, Achilleion, e l’antica Paleopolis, lanciatevi pure alla scoperta dell’entroterra, delle sue montagne e dei suoi villaggi che sembrano fermi nel tempo. Kérkyra, la capitale di Corfù, è una delle città più interessanti della Grecia, grazie anche alla forte influenza dei Veneziani che per più di quattro secoli controllarono l’isola. Kérkyra assomiglia molto a una città italiana – è stata definita da alcuni visitatori “una versione più piccola di Napoli”. Come le altre isole ioniche (ad eccezione di Lefkáda), Corfù non fu mai occupata dagli Ottomani, il che le conferisce un carattere molto diverso dal resto della Grecia. Ma Kérkyra Town ha avuto anche influenze inglesi e francesi, oltre ai numerosi resti di epoca romana i cui edifici antichi sono ancora visibili in diversi siti archeologici e nell’eccellente Museo Archeologico. Il quartiere antico, il Campiello, è un sito protetto dell’UNESCO, e si trova tra le due fortezze veneziane. Il Campiello è tutto da scoprire passeggiando nel quartiere e vagando senza meta per apprezzare tutto il suo fascino. Anche se i bombardamenti tedeschi del settembre 1943 causarono gravi danni – tra cui la distruzione della sontuosa reggia teatrale della Belle Époque – e la maggior parte della cinta muraria che circondava il centro storico (inclusa la Pórta Reále) fu abbattuta senza troppi problemi alla fine del 19° secolo, è rimasto abbastanza da creare un insieme piacevole e omogeneo fatto di vicoli stretti (la cosiddetta kandoúnia) e piccole piazze tranquille con fontane centrali. La popolazione di Kérkyra Town è di circa 30.000, senza contare i numerosissimi studenti presso l’Università dello Ionio, che la rende una delle città più cosmopolite della Grecia.

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La piazza della città, Spianada, è una delle piazze più interessanti d’Europa. Nella piazza, progettata da un architetto francese, lo stile napoleonico è evidente, soprattutto nel Listón, un’elegante parata ad arcate modellata sullo stile della Rue de Rivoli parigina. Sotto gli archi si nascondono alcuni dei caffè più rinomati e costosi dell’isola; l’Olympia (alias Tou Zizimou) è considerato il più famoso ed elegante. Nei caffè si sorseggia birra allo zenzero, retaggio inglese. I prati della piazza ospitavano fino a poco tempo fa le partite del cricket del fine settimana (un’abitudine portata dagli inglesi!). Sebbene originariamente fondato dai Bizantini durante il VI secolo, la maggior parte del Vecchio Forte oggi visibile è di epoca veneziana; gli inglesi demolirono le parti da loro costruite prima di consegnare l’isola nel 1864. Delimitando la Spianada a nord si trova il Palazzo di San Michele e Giorgio. Il palazzo fu costruito da Sir Frederick Adam, il britannico Lord Alto Commissario delle Isole Ionie. La costruzione iniziò nel 1819. Oltre ad essere residenza dell’Alto Commissario,il palazzo fu anche sede del Senato Ionio e dell’Ordine di San Michele e San Giorgio, fino al 1864, dopodichè fu residenza reale fino alla seconda guerra mondiale. Oggi ospita due musei, il Museo di Arte Asiatica ed una galleria d’arte che ospita mostre provenienti da tutto il mondo. Molto interessante è il Museo di Arte Asiatica, che contiene quasi 11.000 manufatti asiatici raccolti da due diplomatici greci. L’ala orientale originale comprende principalmente statue funerarie e ciotole, ceramiche e porcellane blu e bianche di varie dinastie cinesi. La nuova ala ovest ospita un’impressionante miscellanea: divinità indù e giainista, opere di rilievo da Gandhara (un regno ellenistico nell’attuale Afghanistan), arte devozionale buddista proveniente da ogni nazione dell’Asia meridionale, paraventi giapponesi e stampe in legno di maestri come Hokusai e Utamaro. Arseníou Street si snoda attorno al Campiello, permettendo una bella vista sul mare fino all’Albania e all’isolotto di Vídos. Da Arseníou, una scalinata sale al Museo Bizantino ospitato nella chiesa di Andivouniótissa, risalente al XV secolo. Un tempo cappella privata appartenente a due famiglie illustri, fu donata allo stato negli anni ’70 e ora contiene una ricca collezione di icone del XV-XIX secolo, molte della cosiddetta scuola cretese; dopo che Creta cadde nelle mani degli Ottomani, molti artisti altamente qualificati vennero come rifugiati a Corfù, rimasta veneziana. Nelle vicinanze c’è una cattedrale ortodossa, ma la chiesa principale nel cuore degli abitanti è quella dedicata al santo patrono dell’isola, Ágios Spyrídon, appena fuori dal Listón, che contiene il corpo mummificato di Spyridon. Originariamente un umile pastore di Cipro, divenne monaco, poi vescovo, e prese parte al primo Concilio Ecumenico di Nicea nel 325 d.C. Dopo la sua morte, nel 348 o 349, gli furono attribuiti vari miracoli, e i suoi resti riesumati furono trovati a emanare un odore piacevole – un sicuro segno di santità. Furono portati a Costantinopoli per venerazione nella chiesa dei Santi Apostoli; quando la città cadde sotto gli Ottomani nel 1453, le sue reliquie (insieme a quelle di Santa Teodora Augusta) furono inviate a Corfù, dove arrivarono dopo tre anni di avventure. Si dice che San Spiridione abbia risparmiato la calamità di Corfù in quattro occasioni: due volte da epidemie, una volta dalla fame, e – al culmine dell’assedio turco del 1716, l’11 agosto – apparendo con una torcia accesa e spaventando gli invasori a distanza. Quel giorno è ora un giorno di festa, nel quale le reliquie del santo vengono portate per le strade per la tradizionale sfilata. La colonna sonora della processione è sempre fornita da una delle famose società filarmoniche di Kérkyra Town. Ci sono due – o forse anche tre – bande in competizione, elegantemente in uniforme. Corfù ha una ricca tradizione musicale, e storicamente molti dei musicisti di orchestra sinfonica di Atene furono inizialmente addestrati nei conservatori dell’isola. Il giorno della festa canonica di Spyridon (12 dicembre) non c’è una processione musicale, ma la sua chiesa rimane aperta per 24 ore consecutive dalla notte prima per permettere ai pellegrini di rendere omaggio. Una buona parte degli uomini dell’isola si chiama Spyros (abbreviazione di Spyridon). Altre tracce dell’eterogeneo passato religioso di Kérkyra Town si possono trovare nella cattedrale cattolica di SS James e Christopher sulla scalinata Platía Dimarhíou, ancora aperta quotidianamente per gli oltre 3.000 cattolici locali, tutti discendenti dei muratori maltesi portati qui dagli inglesi, e l’unica sinagoga sopravvissuta a Velisaríou 4, la Scuola Greca; solo 60 ebrei vivono ancora qui, troppo pochi per sostenere un rabbino permanente che viene appositamente da Israele per le festività di Rosh Hashana e Yom Kippur. Sopra il vecchio quartiere ebraico e il quartiere Spiliá, a ridosso del vecchio porto, si erge il Nuovo Forte, costruito tra il 1572 e il 1645 in previsione del prossimo, inevitabile assedio ottomano. È un capolavoro di architettura militare, con alcune modifiche successive francesi e inglesi, ma la ragione principale per presentarsi oggi (nel pomeriggio) è per una splendida vista sui tetti della città vecchia, o se c’è un evento speciale all’interno. Sopra Platía Dimarhíou, a Moustoxýdou 19, una delle tante vie parallele del quartiere Pórta Remoúnda, si trova il Museo dei Serbi a Corfù, che documenta minuziosamente le esperienze dell’esercito serbo e del governo in esilio qui, quando furono catturati circa 140.000 soldati rifugiati a Corfù dal gennaio 1916 in poi: un episodio poco noto della prima guerra mondiale. Tra gli alleati, solo la Francia forniva trasporti, rifornimenti e cure mediche all’esercito sconfitto e alcuni interessanti poster d’epoca, pubblicati da un comitato di soccorso, portano la scritta “Salvate la Serbia, nostra alleata”; interessante, alla luce della demonizzazione americana della Serbia degli anni’90. L’unico significativo sito importante nei quartieri moderni è il Museo Archeologico, a pochi passi a sud del Museo Serbo a Vraïla 5. L’attrazione più rinomata è il frontone della Gorgone (circa 585 aC) dal Tempio di Artemide, scoperta nel 1912 a Paleopoli, che piuttosto ingiustamente tende ad oscurare reperti degni di nota come il primo leone arcaico di Menekrate, un piccolo frontone del 500 aC che mostra il dio Dioniso e un giovane disteso in un simposio, e una dozzina di statuette della dea Artemide nel suo aspetto primario come amante delle bestie. Corfù è famosa per avere alcune delle spiagge più belle del Mediterraneo. Alcune sono infinite distese di sabbia (sulle coste occidentali e settentrionali), altre sono baie di ciottoli riparate per lo più sulla costa di fronte alla terraferma. La costa orientale di Corfù sopra la città di Kérkyra e la costa settentrionale, sono completamente sviluppate per il turismo e, a meno che non ti interessi solo esclusivamente di abbronzarti come un rettile sulla spiaggia tutto il giorno e andare per locali di notte, potresti volere evitare quelle zone nei mesi estivi. Ma dopotutto una vacanza è una vacanza, ed è lecito anche solo cercare relax e divertimento! Comunque se venite a Corfu in bassa stagione (ma non in inverno, ovviamente) le località balneari possono essere abbastanza tranquille; anche in estate, per sfuggire alla folla basta salire in auto e guidare nell’entroterra, alla scoperta di alcuni dei paesaggi più belli della Grecia.

Cosa Vedere a Corfù

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Apollonia, Sifnos

Spiagge di Corfù, Corfù

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Dove Mangiare a Corfu

Definirei la cucina di Corfu una cucina mediterranea e contadina, dove i meravigliosi prodotti locali sono protagonisti nella loro semplicità e genuinità. Da non perdere il pasticciàda, bucatini al ragù e pezzi di vitello speziato, il sofrito, filetto di vitello infarinato e cotto con aglio e prezzemolo. Per chia ama i sapori forti bekrì meze, un goulash di pancetta, formaggio, peperoni, funghi, salame e salsa piccante.

Storia, informazioni utili ed i consigli di Matt Barrett su Corfu

Corfù è menzionata frequentemente nella mitologia greca. Il moderno nome greco Kerkyra deriva dalla ninfa figlia del dio del fiume Asopos. Posideon, il dio del mare, si innamorò di lei e fece l’amore con lei sull’isola, dando alla luce la razza dei Feaci. Il nome è forse anche legato alla divinità demoniaca Gorgyra o Gorgo, la cui immagine è stata trovata su un frontone del tempio arcaico di Artemide. Il nome più recente di Corfù è una corruzione di koryphi, che significa picco, dalla vetta sulla quale i bizantini iniziarono a costruire un castello all’inizio del 7° secolo, e dove la città principale fu in seguito ristabilita. Il nome Kerkyra è usato solo in Grecia; nel resto del mondo l’isola è conosciuta come Corfù, anche se la capitale è universalmente chiamata Kérkyra. 

Storia ed Info su Corfu

Manufatti del periodo paleolitico (dal 40.000 al 30.000 aC) sono stati trovati in una grotta a Gardíki nella parte sud-occidentale dell’isola. Vi sono anche testimonianze di abitazioni del periodo mesolitico e numerosi insediamenti neolitici (6000-2600 aC), tra cui uno importante vicino a Sidári. Grazie ad alcuni ritrovamenti sappiamo che prima dell’VIII secolo aC l’isola era abitata dagli Illiri, antenati degli albanesi. I Greci non arrivarono fino al 750 aC circa, quando la città Euobea di Eretria stabilì qui una colonia. Nel 734 a. C. l’isola fu occupata dai Corinzi, che portarono grande ricchezza e cultura nell’isola, e la usarono come un trampolino verso ovest per la colonizzazione di Kroton nell’Italia meridionale. Ma nel 665 aC Corfù combatté con Corinto, in quella che Tucidide descrisse come la prima battaglia navale nella storia greca. Non era l’ultima battaglia tra le due città, che rimasero in lotta per secoli. Corfù prosperò molto, grazie al commercio: dal 6° secolo l’isola coniava le sue monete, aveva costruito un bel tempio arcaico di Artemide (fonte del famoso frontone di Gorgone) e aveva una popolazione di oltre 10.000 persone. Durante le guerre persiane del quinto secolo, Corfù aveva una flotta seconda solo a quella di Atene. Durante la battaglia di Salamina, Corfu inviò una flotta di 60 navi, anche se secondo Erodoto queste arrivarono intenzionalmente tardi per evitare la battaglia. Nel 433 aC, il trattato di alleanza di Corfù con Atene contro Sparta e Corinto scatenò le guerre del Peloponneso, che travolsero tutte le città-stato greche, costrette a schierarsi dalla parte di Atene o di Sparta. L’isola perse metà della sua popolazione in queste guerre e alla fine cadde nelle mani degli spartani. Nel 229 aC, i romani repubblicani si presentarono e liberarono l’isola da pirati illirici, e per i successivi cinque secoli e mezzo Corfù fu una privilegiata base navale romana. Nerone, Tiberio, Catone, Cicerone, Ottaviano (in seguito Augusto) e Marco Antonio visitarono tutti l’isola, e molti ricchi romani avevano sull’isola una proprietà. Dal 395 dC al 1267 Corfù faceva parte dell’impero bizantino e subì le incursioni dei Vandali e degli Ostrogoti, che provocarono il graduale abbandono dell’antica capitale nel sito ora noto come Paleopolis. A partire dal 1080, i razziatori normanni di Sicilia attaccarono più volte Corfù, e quando le forze della quarta crociata conquistarono Costantinopoli nel 1204, Corfù venne nominalmente ceduta a Venezia. Tuttavia, non riuscirono a occupare l’isola, che nel 1214 era passata al Mihaïl Angelos Komnenos II, capo del libero Despotato bizantino di Epiros, che aveva un’Arta nella parte occidentale della Grecia. Durante il suo mandato, le fortezze precedentemente esistenti ad Angelókastro e Gardíki furono restaurate per difendersi dai pirati o dagli invasori latini che si stavano avvicinando da ovest. Nel 1259 Corfù fu data al re Manfredi di Sicilia come dote parziale di Elena, figlia di Miñal Comneno. Appena 8 anni dopo, l’isola fu annessa formalmente da Carlo d’Angiò, il nuovo re di Sicilia e Napoli, la cui dinastia angioina governò poi Corfù per oltre un secolo. Stabilirono il cattolicesimo romano come religione ufficiale, espellendo il clero ortodosso bizantino.

Nel 1386, con l’allarme del declino degli Angioini (e aumentando le incursioni dei pirati), i notabili dell’isola invitarono essenzialmente i veneziani ad assumere il controllo di Corfù, cosa che fecero fino al 1797. Questo è stato probabilmente il periodo più importante per l’isola, non solo per il progresso economico – principalmente l’introduzione di oltre 3 milioni di ulivi – e il programma in corso di costruzione urbana e militare, ma anche perché è stato durante questo periodo che il resto della Grecia cadde sotto il dominio dei turchi ottomani. La città principale divenne una fortezza e un’importante base per la flotta veneziana, mentre Corfù nel complesso servì come luogo di rifugio per molti studiosi e artisti greci in fuga dal territorio ottomano conquistato, in particolare Creta dopo la metà del 17 ° secolo, rendendo l’isola una delle regioni culturalmente sviluppate nel Mediterraneo orientale.

Nel 1537 Hayreddin Barbarossa, un pirata-ammiraglio al servizio del Sultano Süleyman il Magnifico, assediò la città con mezzi di artiglieria e 20.000 soldati. I Corfioti riuscirono a respingere Barbarossa, ma non prima che portasse via quasi la metà della popolazione per essere venduta e ridotta in schiavitù. Dopo questo, i veneziani decisero di costruire la nuova fortezza e scavarono un canale (la Contrafossa) per trasformare efficacemente l’antica fortezza in un’isola. Tutto ciò tornò utile nell’estate del 1716, quando gli Ottomani fecero il loro sforzo più deciso per conquistare Corfù, con una forza di 30.000 pronti a sopraffare solo 8.000 difensori sotto il comando del mercenario tedesco Johan Matthias von der Schulenberg (la cui statua ora si trova vicino al cancello dell’antica fortezza). Gli Ottomani hanno improvvisamente abbandonato il loro assedio l’11 agosto, dopo un’apparizione del santo patrono dell’isola Spyridon e una feroce tempesta (presumibilmente evocata da lui) – la data è una delle numerose celebrazioni locali annuali di Spyridon.

Quando i francesi napoleonici occuparono l’isola nel 1797, i Corfioti inizialmente li accolsero con entusiasmo, credendo che grazie ai principi rivoluzionari francesi che le classi inferiori sarebbero state trattate meglio che sotto il dominio veneziano. Ma non fu così. I francesi imposero pesanti tasse sul popolo, anche se introdussero un sistema di istruzione primaria e una tipografia. Ma due anni dopo una flotta mista russa e turca conquistò l’isola dopo quattro mesi di combattimenti, e Corfù divenne la capitale della Repubblica Septinsulare, una repubblica fantoccio che comprendeva tutte le isole dello Ionio. Poi, nel 1807, quando la Russia e la Francia firmarono il trattato di Tilsit, Corfù e le altre isole ioniche tornarono di nuovo a Napoleone. Questa volta i francesi si interessarono di più allo sviluppo locale, istituendo la prima Accademia Ionica, importando macchine da stampa e introducendo nuove colture come patate e pomodori.
Quando Napoleone cadde nel 1814, Corfù fu posta sotto la protezione degli inglesi. Il corfiota Ioannis Kapodistrias, un diplomatico a lungo al servizio della Russia (e una figura importante nella Repubblica settsila), presentò una proposta al Congresso di Vienna per uno stato ionico indipendente, ma la Gran Bretagna, l’Austria e la Prussia lo vietarono. Ma il Congresso di Parigi del 1815 istituì uno stato degli Stati Uniti delle Isole Ionie con Corfù come capitale, amministrato sotto l’Alto commissariato britannico. Kapodistrias divenne il primo presidente della Grecia indipendente nel 1827, anche se fu assassinato nel 1831. Nel 1824 fu istituita la seconda Accademia ionica, essenzialmente la prima università greca. Dopo anni di governo autocratico britannico, il 1848 vide una revisione della costituzione locale che garantiva la libertà di stampa, riconosceva il greco come lingua ufficiale e introdusse la riforma dell’istruzione. Nonostante le continue tensioni tra amministratori britannici e corfioti – il primo alto commissario, Tom Maitland, è stato soprannominato “L’aborto” a livello locale per la sua scortesia nei confronti dei firmatari e il rifiuto di lavarsi – status come colonia britannica responsabile della costruzione delle strade e della creazione delle riserve idriche dell’isola. Le isole ioniche non sono diventate parte della Grecia fino al 1864, come condizione primaria per George I (nato il giovane principe danese William Glucksberg) per salire al trono greco.

I primi anni come provincia greca furono senza incidenti per Corfù, oltre ad essere una località preferita per i reali europei come l’imperatrice Elisabetta d’Austria e il Kaiser Guglielmo II di Germania. Sebbene la Grecia monarchica rimase neutrale nei primi tre anni della prima guerra mondiale, Corfù si dichiarò per i repubblicani venizelisti nella guerra civile che effettivamente divideva il paese dal 1916 in poi. All’inizio di quell’anno, il governo in esilio della Serbia e il suo esercito in ritirata, essendo stati cacciati in Albania da bulgari e austriaci, trovarono rifugio sull’isola, l’inizio di una lunga storia d’amore tra Serbia e Grecia; nel giro di diversi mesi, 130.000 soldati serbi furono inviati su navi britanniche e francesi per combattere i bulgari e i tedeschi sul Fronte Salonicco, ma quasi 20.000 in più morirono, o rimasero sull’isola per sposare donne locali. Corfù fu bombardata e brevemente occupata dagli italiani nel settembre 1923, come rappresaglia per l’omicidio greco di un generale italiano sulla frontiera greco-albanese; gli italiani tornarono come occupanti durante la seconda guerra mondiale, fino a quando nel settembre 1943 furono sfollati dai tedeschi, che non solo bombardarono gran parte della città di Kérkyra, ma deportarono la maggior parte degli ebrei locali fino alla morte nel giugno 1944 prima della vittoria alleata in Grecia quattro mesi dopo.

Il turismo moderno iniziò con l’apertura di una sede del Club Med nei pressi di Ýpsos nel 1952, seguita dall’arrivo dei primi charter da oltreoceano ed alla costruzione dei grandi hotel. Il turismo e, più recentemente, le vendite immobiliari, hanno sostituito l’agricoltura come principale attività economica, sebbene entrambe stiano soffrendo (e dovendosi adattare) dell’attuale crisi mondiale. Le località all inclusive per gli europei dell’est sono in aumento, con un numero di inglesi, italiani e tedeschi in declino. 

Dove Dormire a Corfu

Hotel, appartamenti, ville, camere e alloggi su misura per te sull’isola di Corfu

Foto di Corfu

Come Arrivare a Corfu

Corfu è facilissima da raggiungere: il suo aeroporto è molto frequentato e ci sono voli diretti dall’Italia, ma anche traghetti da Brindisi e da Bari che arrivano in poche ore, mentre ci vuole un po’ di più da Ancona e da Venezia. Ci sono voli diretti da Milano, Pisa, Roma, Venezia, Torino, Palermo, Bari… insomma, dai principali aeroporti italiani!
Se invece ti trovi già in Grecia, le compagnie Olympic e Aegean hanno voli di linea da Atene più volte al giorno; il viaggio dura un’ora o poco meno. Corfu è ben collegata anche con Salonicco durante tutto l’anno.
Una volta ad Atene, potrete raggiungere Corfu anche in autobus: ci sono tre autobus giornalieri KTEL tra Corfù e Atene e quattro tra Igoumenítsa e Atene. C’è anche almeno un autobus giornaliero (forse 2) tra Corfù e Salonicco.

Maggiori informazioni

Ci sono traghetti (sia normali che “veloci”) quasi ogni ora da e per Igoumenítsa, sulla terraferma. Il più lento impiega 70 minuti circa. Il viaggio da Brindisi è di circa 8 ore e 30 minuti, da Bari dura un’ora in più. Ancona è un po’ più di 15 ore di distanza, mentre partire da Venezia può significare fino a 26 ore di viaggio. La competizione tra diverse compagnie di traghetti mantiene elevati gli standard delle imbarcazioni e i prezzi; le migliori linee di spedizione sono considerate Superfast, ANEK, Minoan e Blue Star. Queste stesse imbarcazioni proseguono fino a Pátra, che dista 6 ore. In alta stagione (questo di solito significa solo dal 10 luglio al 25 agosto), almeno una compagnia farà tappa a Kefaloniá lungo la strada. Arrivando dall’Italia, è possibile prenotare una fermata a Corfù con un biglietto per Pátra (e viceversa) in anticipo. Il vecchio porto di Spilia è ora utilizzato solo da barche da escursione a breve distanza, ad esempio quelle che si dirigono verso l’isolotto di Vídos di fronte. Ora anche le imbarcazioni giornaliere dall’Albania ormai arrivano al nuovo porto. Per un ottimo sito di prenotazione traghetti, prova www.ferryhopper.com

Puoi anche guidare fino a Corfù da Atene, noleggiando un’auto attraverso la Swift Car Rentals di Atene. Da Atene raggiungere Igoumounítsa sono circa 6 ore di auto passando per l’autostrada del Peloponneso nord verso Pátra, e poi lungo la nuova autostrada Ionica attraverso la Grecia occidentale (attraversando la foce occidentale del Golfo di Corinto con il traghetto costa la metà di quello che è il pedaggio del ponte, ed è molto più scenografico / rilassante). Se non te la senti di guidare in Grecia, c’è sempre George the Famous Taxi Driver che si farà pagare circa 350 euro circa, il che sembra molto, ma se dividi il costo in più persone, questo è un modo molto comodo per andare… la campagna lungo la strada abbastanza spettacolare! 

La Mappa di Corfu

Recensioni sull’isola di Corfu